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Riportiamo la notizia apparsa su rockol.it e su tutti i più importanti siti web musicali, italiani e non:

Clarence Clemons, il sassofonista della E Street Band di Bruce Springsteen, sta bene dopo essere stato operato alla schiena. Big Man, 68 anni da poco compiuti, ha rilasciato una breve dichiarazione alla AP in cui informa d’essere andato sotto ai ferri presso un ospedale di New York City. Il musicista, nato in Virginia, ha aggiunto che vede davanti a lui “un futuro più luminoso” e “ancora tanta musica”. Clemons ha anche detto che i suoi pensieri sono, in questo momento, con il popolo haitiano.

NEW YORK- «Solo poche persone hanno raggiunto il pieno potere della musica per raccontare la storia americana e una di queste è Bruce Springsteen, io sono il presidente ma lui è il Boss». Anche Barack Obama ha reso omaggio ieri alla star del rock americano protagonista di una cerimonia al Kennedy Center di Washington insieme a altri grandi nomi dello spettacolo, che sono stati premiati per il loro contributo nel raccontare la cultura americana. «Questi personaggi sono il meglio», ha detto il presidente rivolgendosi tra gli altri a Robert De Niro e Mel Brooks, anche loro presenti a Washington.

continua quì

Un nuovo libro su Bruce Springsteen, “The Light in Darkness” presenta il punto di vista dei fan del Boss su “Darkness on the Edge of Town”

“Con Darkness on the Edge of Town Bruce Springsteen e la E Street Band presero una posizione precisa proprio quando tutto era in discussione,” scrive Vike Savoth nella prefazione di “The Light in Darkness”. “Erano pronti a pagare il prezzo di un violento ingresso nell’oblio del rock and roll prendendo le distanze dal sound e dal look che aveva dato loro popolarità e fortuna”.Con oltre 200 fotografie e 100 racconti originali raccontati dai leggendari fan di Springsteen “The Light in The Darkness” è il punto di vista dei seguaci del Boss sul suo quarto album.Spesso trascurato rispetto agli altri classici di Springsteen “Darkness on the Edge of Town” contiene un sound più crudo ed arrabbiato rispetto alle opere precedenti. Uscito al termine di un’aspra battaglia legale durata tre anni con il primo manager di Springsteen molti fans e la critica hanno fatto fatica ad apprezzarne le sonorità.

“Ho dovuto ascoltare quell’album intensamente, più e più volte per scoprire dove l’avrei incontrato, o in realtà dove lui stava incontrando me” scrive Suzanne Scala. “questo era quando ascoltare un album significava sdraiarsi sul pavimento, testa tra le casse, far cadere la testina sul disco ancora e ancora per ascoltare e riascoltare quella canzone”

Nonostante tutto non ci volle molto tempo perché l’album prendesse il suo posto nel cuore dei fans più accaniti. Molti di essi ancora oggi lo definiscono come il loro album preferito e continuano a trovare rifugio all’interno dei suoi testi ermetici. “La canzone Darkness on the Edge of Town mi parla direttamente“, dice l’editore del libro, Lawrence Kirsch. “Si, l’umore è più scuro che nei precedenti album, ma non senza speranza. Darkness on the Edge of Town è puro ed energico Rock and Roll ed è uno dei più bei lavori che Springsteen abbia mai concepito”. Nonostante i toni più scuri del disco il tour che ne seguì fu uno dei più energici della carriera di Springsteen. Con più di 200 foto “The Light in The Darkness” mostra Bruce ai suoi apici mentre corre sul palco, salta dal pianoforte e guada le folle dei fans. Con il tour del 1978 Springsteen iniziò la tradizione dei suoi concerti epici da più di tre ore. All’epoca fu una novità così rivoluzionaria che molti, pensando che lo show fosse terminato, lasciavano il concerto durante l’intervallo.

Nonostante il Boss abbia appena compiuto 60 ancora oggi mantiene la tradizione di allora con concerti epici che non trovano uguali in qualsiasi altro artista. “Lui era come un fulmine attraverso le tenebre, e la band era il tuono” scrive Ron Wells. “Non ho mai visto nessun altro musicista così pieno di energia e gioia. Era in missione. Non era solo un concerto per lui; era libertà e gioia fatta persona.

Narrando alcuni dei suoi show più famosi, come l’Agora di Cleveland, il Roxy di L.A. ed il Winterland Ballroom di San Francisco, “The Light in Darkness” riporta sotto i riflettori alcuni concerti epici suonati in piccoli club.

“Il libro regalerà ai lettori almeno una piccola prospettiva di quello che abbiamo vissuto nel ‘78” dice Kirsch. “La connessione ed il legame creato tra il musicista e la sua audience durante questo tour ha definito il nuovo punto di riferimento per tutti gli album ed i tour che sarebbero seguiti”.A distanza di 30 anni l’eccitazione e la passione che questo album ed il tour riuscirono ad accendere nel cuore dei fans non sono diminuite. “The Light in The Darkness” riporta in vita l’incredibile legame che i seguaci del Boss hanno con questo periodo della sua carriera rendendolo un’opera che i fans non potranno perdere.

Il Libro: Limited Collector’s Edition

208 pagine, Grande formato 9.25” x 12”, completamente a colori, stampato su carta EuroArt Silk 200m, contiene più di 200 fotografie riprodotte direttamente dai negativi e dalle diapositive originali. Il libro può essere acquistato esclusivamente a questo indirizzo: www.thelightindarkness.com

Lawrence Kirsch
www.thelightinDarkness.com
A New Bruce Springsteen Book

Happy

Some need gold and some need diamond rings
Or a drug to take away the pain that living brings
A promise of a better world to come
When whatever here is done
I don’t need that sky of blue babe
All I know’s since I found you, I’m
Happy when I’m in your arms
Happy, darling, come the dark
Happy when I taste your kiss
I’m happy in a love like this

There’s a house upon a distant hill
Where you can hear the laughter of children ring
Guardian angels, they watch from above
Watching over the love that they bring
But at night I feel the darkness near
And I awake, I find you near, yeah
I’m happy with you in my arms
Happy with you in my heart
Happy when I taste your kiss
I’m happy in a love like this

In a world of doubt and fear
I wake at night and reach to find you near
Lost in a dream, you caught me as I fell, now
I want more than just a dream to tell

Born in this world, darling, with few days
And trouble never far behind
Man, woman circle each other in a cage
A cage that’s been handed down the line
Lost and running ‘neath a million dead stars
Tonight let’s shed our skins and slip these bars
Happy in each other’s arms
Happy, baby, come the dark
Happy in each other’s kiss
I’m happy in a love like this

Happy
Happy

Una volta ho sognato il paradiso. Avrò avuto vent’anni. Me lo ricordo ancora perché il mio inconscio ebbe il merito di non accontentarsi della
solita rappresentazione del paradiso fatta di nuvolette, santi barbuti con la tunica e gente con l’aureola, ma preferì virare verso lo
sperimentale. Quello che sognai ero un luogo senza consistenza, abitato da ombre luminose che sapevi essere stati persone, ma che non ne avevano più le sembianze; erano piuttosto entità che emanavano luce e pace. Il paradiso che sognai era così: non un posto, ma una sensazione di pace assoluta. Quello che ho visto fuori dal Madison Square Garden alla fine della seconda di due indescrivibili serate è la cosa che più si avvicina a quel sogno. Nel piazzale c’erano persone che si muovevano senza toccare terra ed emanavano una sensazione di quieta e assoluta pace. E non c’erano parole, perché nessuno riusciva a proferire verbo. Ho incontrato anche dei mailer, ci siamo guardati negli occhi e in quelli c’era lo specchio di come ci sentivamo, ma nessuno aveva nulla da dire. O meglio, non aveva nulla che riuscisse ad esprimere. Ci siamo guardati e quello è bastato per dire: sì, ho capito, sento la stessa cosa. Ora, a più di una settimana di distanza, dovrei e vorrei descrivere
queste due serate, ma l’impresa sembra ancora titanica. Come se nulla di quello che ho provato fosse riducibile in parole. Ed è così, infatti.
Ci proverò lo stesso.

PRIMA SERATA
La descrizione più calzante per questo primo concerto non è mia, ma della mia futura moglie. Uno dei mille motivi che fanno di questa
meravigliosa donna la mia anima gemella è la sua innata capacità di guardare il mondo con gli stessi occhi dell’Holden Caulfield di The
Catcher in the Rye: non vede il primo e più ordinario aspetto della realtà, ma il suo significato nascosto in terza o quarta fila. E’ una di
quelle rare persone che capisce benissimo che quando ti fanno un regalo, sotto sotto ti senti un po’ triste. Una di quelle persone che quando
vedono il laghetto di Central Park non possono fare a meno di chiedersi che fine fanno le papere che vi sguazzano quando d’inverno quello
specchio d’acqua diventa ghiacciato. Una di quelle persone per cui la realtà nel suo significato più evidente è terribilmente noiosa e che
quindi riesce a leggere nel mondo ciò che sfugge a noi comuni mortali. Grazie a questa dote, la mia Silvia è capace di uscirsene con frasi che
definiscono perfettamente un momento che nessun altro è capace di descrivere. E di inchiodarlo al muro con tre semplice parole.
Ed è così che nel bel mezzo dell’esecuzione di The wild, the innocent & the E street shuffle si è voltata verso di me e ha detto: “questa è un’allucinazione” Non era un’iperbole, non era nemmeno una domanda gioiosamente ironica, ma una semplice, dovuta constatazione. Mi stava informando di un fatto di per sé evidente: quella era un’allucinazione. Non aveva nulla di reale, né di palpabile. Quello cui stavamo assistendo era stato fabbricato con la materia di cui sono fatti i sogni. Il Garden si era sollevato dalle sue storiche fondamenta ed ora fluttuava da qualche
parte in un luogo che non esiste, tra l’isola che non c’è e il paese delle meraviglie. Noi eravamo lì, ma lì non era da nessuna parte.
Ho iniziato a sognare ben prima di ascoltare per la prima volta The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle. Ho sognato luoghi e persone
che non c’erano sin da quando mi ricordo. Quel disco però diede un ordine e una cornice a tutta la mia fantasia. Parlava lo stesso
linguaggio, diceva le stesse cose, ma lo faceva meglio. Conoscevo già Spanish Johnny, ma non sapevo che quello fosse il suo nome. Ero già
stato mille volte in un posto come lo shore, ma ora quei luoghi avevano una consistenza. Non ero mai stato a New York, ma in fondo avevo sempre saputo come si doveva camminare per le sue strade. Quel disco mi dimostrò che al mondo c’era qualcuno che sognava nello stesso modo in cui lo facevo io. Una cosa che, a quattordici anni, mi diede un regalo unico e inestimabile: mi fece sentire meno solo.
Sono passati 25 anni e la mia fantasia non è più viva e invadente come a quel tempo; ma se voglio ricordare come sognavo allora, quale sapore e
profumo avesse la mia fantasia, mi basta riascoltare quel disco. E’ tutto lì, incapsulato in sette canzoni e lo sarà per sempre.
Essere presente all’esecuzione di Wild & Innocent ha avuto quel sapore e quel profumo, ma anche una strana forma di evanescente concretezza che solo i sogni possono avere. E’ stato come entrare in un luogo che dovrebbe essere negato ai mortali.L’unico modo che ho per descriverlo è questo: avete presente quel meraviglioso pezzo di Incident “Johnny was sittin’ on the fire escape watchin’ the kids playin’ down the street”? E’ un passaggio fantastico, c’è tutto il talento di scrivere in maniera cinematografica che aveva lo Springsteen di quegli anni. Vedere quella scena non è solo semplice, è inevitabile. Ma quella sera non si trattava solo di vederla; quella sera era come essere all’angolo di quella strada. Alzavi lo sguardo e vedevi Spanish Johnny sulla scala antincendio, lo abbassavi e vedevi i ragazzi. Avresti potuto anche parlarci, avresti potuto abbracciarli. Eri lì, con loro. Eri sullo shore mentre un ragazzo diceva addio a Sandy. E poi eri al circo, e accanto a Catlong che singhiozzava e sotto la finestra di Rosie e sulla Cadillac con Billy. Eri parte del contorno in cui si muovono i personaggi di un’opera d’arte e ballavi, camminavi, soffrivi e ridevi con loro. Ora, io potrei anche continuare e raccontarvi di come Bruce abbia incastonato quelle sette gemme sul palco, una dopo l’altra. Potrei parlarvi di come la sezione fiati ha fatto saltare il tetto del Garden su Kitty’s back o di come la sezione d’archi abbia portato New York City Serenade fino ad un livello di bellezza francamente insostenibile. Potrei dirvi e raccontarvi di quell’infinito, meraviglioso assolo alla
fine di Incident, o del passaggio tra questa e Rosalita. Potrei descrivere tanto e alla fine non dirvi niente. Sarebbero solo fatti, e
quella sera si è andati ben oltre. Una volta chiesero a Foreman se Muhammad Ali fosse il più grande pugile di tutti i tempi. Lui rispose secco: “No. Lui era più grande della boxe.” L’esecuzione di The Wild, The Innocent and the E Street Shuffle è stata più grande della musica.

SECONDA SERATA
Miglior concerto di sempre.
Ok, è un’opinione e come tale personale. E in fondo vale solo per i concerti che ho visto. Però questo show è talmente in cima alla mia
personale classifica che, come si suol dire, il secondo è arrivato terzo. Faccio anche fatica a immaginare che possa esistere qualcosa di
meglio di questa serata. Ve lo scrive uno che non mette The River nella sua sacra triade di dischi di Springsteen preferiti. E’ stata una serata perfetta che ha lasciato davvero senza parole. Parole che mi mancano anche al momento. Sono tornato solo ieri da New York, ho aperto la posta, ho letto tutti i messaggi di bruce_it e ho trovato un unico reportage. Eppure di mailer presenti ce n’erano parecchi. La cosa non mi ha minimamente sorpreso. Non sapevamo come parlare di questo concerto là fuori, appena terminato e non sappiamo come farlo ora. Posso solo dirvi quanto già detto all’inizio: ci sentivamo in pace, felici, esausti. Il modo in cui ti senti quando i grandi sogni si realizzano. Insegui per una vita il concerto perfetto e ti convinci che non esista e che va bene così, perché il bello è nella ricerca. Poi un giorno il concerto perfetto ti colpisce in piena faccia e tu rimani lì, con lo sguardo illuminato, un’espressione tra il commosso e l’ebete ed una pagina bianca in cui dovresti raccontare cosa è successo, ma non hai una singola buona parola per farlo.Tutto ciò che posso fare, perciò, è lasciarvi con una serie di immagini
di queste due serate. Solo cose che ricordo. Non sono un racconto, ma mettendole tutte assieme forse sapranno darvi un’idea di quello che è stato:
- Bruce che si inginocchia sul finale di Fade away. Bruce che allontana
sempre di più il microfono dalle labbra fino a che senti l’ultimo “I
don’t wanna fade away” urlato direttamente dalla sua voce, senza
amplificazione, nel quasi silenzio dei 20.000 del Garden
- Il rumore di 20.000 mascelle che cadono all’unisono quando entra la
sezione d’archi in NYC Serenade
- Bruce che canta Crush on you e sembra chiedersi “ho davvero scritto
questa cosa?”
- Lo sconvolgente, inenarrabile, selvaggio e primordiale muro di suono
prodotto dall’E street band su Crush on you
- L’improvvisa certezza che la convenzione di Ginevra debba dire
qualcosa a proposito di un concerto che inizia con Thundercrack e
finisce con Higher and higher
- L’intero settore 338 che, tutto in piedi, canta la più commovente
Sandy che abbia mai ascoltato
- L’intero settore 338 che zittisce con inaudita violenza due donne che
interpretano NYC Serenade come un buon momento per parlare delle
caratteristiche dei rispettivi cellulari.
- L’intero Garden che alla fine di Wreck on the highway si alza in piedi
per tributare un ammirato e infinito applauso al capolavoro lungo venti
canzoni cui hanno appena assistito
- Bruce che la seconda sera su Higher & higher trascina con se i coristi
fino al palchetto centrale dietro al pit
- Le fan che con un golpe danzante si appropriano di suddetto palco su
Dancing in the dark
- Bruce che dice “so, here we go, this is The wild… the innocent…
and the E street shuffle”
- Il ruggito incontenibile del Garden alla fine di NYC Serenade e Bruce
che lo accoglie quasi spaventato
- Il Garden che “canta” l’inizio strumentale di The price you pay,
neanche fossimo a Milano
- Bruce che canticchia la melodia di Sweet Soul Music a Curt Ramm e Curt
Ramm immediatamente esegue
- Bruce che pur di non far finire Sweet Soul Music prova a inventarsi le
parole
- Bruce che alla fine di Wreck on the highway chiama Roy, Max, Garry,
Clarence e Steve a prendere l’ovazione del Garden: “These are the guys
who recorded the record. And Phantom Danny Federici”
- Nils che, dieci passi più dietro, è quello che applaude più convinto
in tutta l’arena
- L’italiano che entrando al cesso mi guarda, agita il pugno e urla “sto
per cagare al Garden!!!”
- Bruce con le maracas su I wanna marry you
- Il Garden che canta The river
- Miami Steve Van Zandt, l’unico essere umano cui dovrebbe essere
concesso di fare i cori in una canzone di Springsteen
- I can’t help falling in love with you, così, dal nulla
- Il finale infinito di Higher and higher la seconda sera, con Bruce che
balla scatenato e sembra l’uomo più felice del mondo
- Bruce che non è l’uomo più felice del mondo, solo perché io lo sono
più di lui a vederlo ballare a quel modo

Il resoconto del concerto tenutosi a Cleveland, il 10 novembre, riportato su www.pointblankmag.com sembra presagire uno stop per la E-Street Band. Queste le parole di Bruce alla fine del concerto: “Avete visto, per l’ultima volta almeno per un po’, la leggendaria E-Street Band”. Una frase che i fans non avrebbero mai voluto nè leggere nè sentire. Che al termine del Working on a Dream Tour, la “leggendaria” si prendesse un periodo di riposo era nell’aria, ma gli interrogativi sono tanti. L’età avanza per tutti i componenti della band, ma certamente Bruce non si fermerà. Probabile una “versione ridotta” della E-street band, oppure un anno in studio per registrare un nuovo album di cui Steve parlò alcune settimane fa.

Questa la set list di Cleveland, 10 Novembre 2009

Wrecking Ball
Prove It All Night
Hungry Heart
Working On A Dream

Born To Run
Thunder Road
Tenth Avenue Freeze-Out
Night
Backstreets
Born To Run
She’s The One
Meeting Across The River
Jungleland

Waiting On A Sunny Day
Raise Your Hand
Red Headed Woman
Pink Cadillac
Back In Your Arms
Radio Nowhere
Lonesome Day
The Rising
Badlands

Hard Times
No Surrender
Bobby Jean
American Land
Dancing In The Dark
Can’t Help Falling in Love
(Your Love Keeps Lifting Me) Higher and Higher
Rosalita

Bobby Jean

La canzone del giorno è: Bobby Jean. Questa è la performance dal vivo a Parigi nel 1985.

 

Well I came by your house the other day, your mother said you went away

She said there was nothing that I could have done

There was nothing nobody could say

Me and you we’ve known each other ever since we were sixteen

I wished I would have known I wished I could have called you

Just to say goodbye Bobby Jean

 

Now you hung with me when all the others turned away turned up their nose

We liked the same music we liked the same bands we liked the same clothes

We told each other that we were the wildest, the wildest things we’d ever seen

Now I wished you would have told me I wished I could have talked to you

Just to say goodbye Bobby Jean

 

Now we went walking in the rain talking about the pain from the world we hid

Now there ain’t nobody nowhere nohow gonna ever understand me the way you did

Maybe you’ll be out there on that road somewhere

In some bus or train traveling along

In some motel room there’ll be a radio playing

And you’ll hear me sing this song

Well if you do you’ll know I’m thinking of you and all the miles in between

And I’m just calling one last time not to change your mind

But just to say I miss you baby, good luck goodbye, Bobby Jean

 

 

Copyright © Bruce Springsteen (ASCAP)

Il Madison Square Garden

Come apprendiamo dal sito ufficiale, (www.brucespringsteen.net) Bruce Springsteen e la E-Street Band, suoneranno per la prima volta, interamente dal vivo, l’album The Wild, The Innocent and The E-street Shuffle il 7 Novembre al Madison Square Garden. La sera successiva, sempre al Madison Square Garden, Bruce regalerà ai suoi fan la riproduzione live dell’album “The River”. Fortunato chi potrà essere lì!

wild

fonte: www.wikipedia.org

Il disco

Il disco continua, come il precedente, a narrare personaggi comuni, a tratti descritti come veri eroi di una America che illude con il suo stile di vita imposto. Album molto più maturo sonoricamente e con una forte inflessione poetica, con canzoni molto allegre e orecchiabili accostate a ballate molto riflessive.

Formazione

  • Bruce Springsteen – Voce, chitarra, armonica
  • Clarence Clemons – Sassofono, voce, cori
  • Garry Tallent – Basso, cori
  • David Sancious – Tastiere, pianoforte, organo
  • Danny Federici – Fisarmonica, tastiere, pianoforte, organo
  • Vini Lopez – Batteria, cori

Tracce

  1. The E Street Shuffle – 4:31
  2. 4th of July, Asbury Park (Sandy) – 5:36
  3. Kitty’s Back – 7:09
  4. Wild Billy’s Circus Story – 4:47
  5. Incident on 57th Street – 7:45
  6. Rosalita (Come Out Tonight) – 7:04
  7. New York City Serenade – 9:55

Premi vinti

  • 2 maggio 1977 – Disco d’oro
  • 12 luglio 1990 – Disco di platino
  • 23 luglio 1999 – secondo Disco di platino (multi)

1. Seeds
2. Darlington County
3. Hungry Heart
4. Working On A Dream
5. Thunder Road
6. Tenth Avenue Freeze-Out
7. Night
8. Backstreets
9. Born To run
10. She’s the One
11. Meeting
12. Jungleland
13. Waitin’ On A Sunny Day
14. I Fought The Law
15. Sherry Darlin’
16. So Young & In Love
17. Brown Eyed Girl
18. Lonesome day
19. The Rising
20. Badlands
21. Hard times
22. Bobby Jean
23. American Land
24. Dancin’ In The Dark
25. Rosalita (Come Out Tonight)
26. Higher & Higher

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